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25 febbraio 2008

Il "caso" Maiani

Luciano Maiani è stato recentemente nominato presidente del CNR. La nomina ha seguito un procedimento nuovo, almeno per l'Italia, perché il ministro Mussi si è affidato ad un comitato di scienziati italiani e  stranieri che hanno proposto al ministro una rosa di tre nomi. I criteri per la scelta del presidente erano quelli dell'assoluta eccellenza scientifica, attestata internazionalmente e della provata capacità manageriale nell'ambito di enti di ricerca italiani e internazionali. Notiamo che nulla del genere accadeva nel passato, quando i presidenti degli enti di ricerca  erano scelti dal ministro in base a logiche non sempre chiare. Così si è arrivati a casi paradossali come quello di Pistella che praticamente non aveva mai svolto attività scientifiche di un qualche peso,  presentando un CV falso, con un numero di pubblicazioni gonfiato,di fronte alla commissione cultura della Camera che allora non aveva avuto nulla da ridire.

Eppure la nomina di Maiani ha suscitato una serie di reazioni e polemiche che lasciano francamente increduli (un buon resoconto è uscito sul blog di Marco Cattaneo e in un articolo apparso su Liberazione). Già in autunno, prima della decisione del comitato, Enzo Boschi, anche lui candidato alla presidenza ed escluso dalla short list aveva espresso il suo disappunto in una lettera, ripresa poi da un articolo del Corriere della Sera, al presidente del comitato, Giorgo Parisi. Boschi chiedeva di sapere su che basi fosse stato escluso dalla corsa. In seguito, Boschi ha chiesto al ministro di visionare gli atti del comitato e ha ribadito le sue critiche alla nomina in una lettera al Corriere della Sera.  Queste polemiche, che sembravano dettate dal disappunto personale di un escluso, sono state rinfocolate dalla vicenda del Papa alla Sapienza. Maiani era uno dei firmatari della famosa lettera e questo ha spinto i membri del centrodestra della commissione cultura della Camera ad opporsi alla nomina. E' uscito poi un articolo su Libero in cui si affermava che Maiani non sarebbe uno scienziato di valore, come dimostrato dal fisico americano David Cline in un sito web. Cline ha seccamente smentito di aver nulla a che fare con questa storia e ha chiesto la chiusura del sito. Si trattava di una patacca, per intendersi.  Ma la storia non finische qui. L'On. Carlucci, membro della commissione cultura della Camera, ribadisce sul suo blog e in una lettera a Prodi che Maiani non sarebbe un grande scienziato perché le idee contenute nel suo articolo più famoso (la previsione del quank Charm), scritto nel 70 insieme al premio Nobel S. Glashow e a J. Iliopulos, non sarebbero stati neanche capite da Maiani e quindi da attribuire al solo Glashow, che addirittura si sarebbe opposto alla nomina di Maiani alla direzione del CERN.  Inoltre la Carlucci sostiene che le previsioni teoriche riportate in un altro articolo degli anni 70, scritto da Maiani insieme a Parisi e Petronzio sarebbero poi state sconfessate dagli esperimenti. Ci si chiede come l'On. Carlucci si possa permettere di disquisire su dettagli tecnici di pubblicazioni di fisica delle  particlelle, argomensto di cui chiaramente non sa nulla. In Italia chiunque si permette di dire la sua su qualsiasi argomento, ma qui si è superato ogni limite.

A sostegno delle sue tesi la Carlucci ha presentato un documento scritto da Enzo Boschi (di nuovo lui). In una lettera ("di pura valutazione scientifica"), questi ripercorre la storia delle controversie che avevano opposto il suo maestro, "il professore Zichichi", al gruppo di Roma negli anni 70. Non c'e' spazio qui per riprodurre tutti gli argomenti e vale la pena leggere l'originale (e i commenti dei lettori!). Insomma Boschi vuole dimostrare che Maiani non sarebbe un grande scienziato né un buon manager, ma su questo non fornisce molti dettagli, riferendosi a polemiche sul CERN all'epoca in cui Maiani ne era il presidente. Alla Carlucci (e quindi anche a Boschi) ha risposto Glashow in persona, che in una lettera a Prodi ha affermato che Maiani è uno dei più importanti fisici italiani e che quanto scritto dalla Carlucci è pura diffamazione che non fa onore all'Italia. In particolare, ribadisce l'importante contributo dato da Maiani al loro famoso articolo del 70. A questa lettera si aggiunge quella di Iliopulos, altro coautore dell'articolo. La Carlucci ha pensato bene di rispondere, chiedendo a Glashow come sia possibile che se Maiani è tanto bravo non ha vinto il premio Nobel. Come se solo i vincitori di premi Nobel fossero grandi scienziati. Nonostante una tale insulsa missiva non meritasse una risposta, questa è arrivata. Glashow scrive alla Carlucci che Maiani meriterebbe senz'altro il Nobel ma che i premi sono comunque pochi e che ci sono grandi scienziati, come Witten e Hawking ad esempio, che non lo hanno mai vinto. Inoltre ribadisce che nulla giustifica il fatto che la Carlucci lo abbia diffamato, attribuendogli dichiarazioni false contro Maiani.

Questo episodio ci porta ad una serie di riflessioni.  Innanzitutto, viene naturale chiedersi chi sia Enzo Boschi che a quanto pare ritiene la sua produzione scientifica di maggior importanza di quella di Maiani. Per fortuna non c'è bisogno di "esaminare gli atti" per valutare la produzione di uno scienziato, basta consultare le banche dati, come ISI web of science, o google scholar. Secondo ISI, Boschi è autore di 188 pubblicazioni nel campo della geofisica che hanno ottenuto 1925 citazioni e un indice h di 22. L'indice h indica il numero di pubblicazioni che hanno ottenuto almeno h citazioni ed è considerato un buon indicatore della statura scientifica di un ricercatore.  Gli articoli più citati di Boschi hanno ricevuto 150,118 e 114 citazioni. In confronto Maiani ha pubblicato 142 articoli, che hanno ottenuto 8796 citazioni, con indice h=46. Gli articoli più citati hanno 2419, 618 e 426 citazioni. Quindi dal confronto dei due CV, quello di Maiani risulta molto più pesante.  Ma i dati grezzi vanno interpretati e vanno riscalati a seconda dei campi, in cui il numero delle citazioni può variare. Analizzando in dettaglio le statistiche delle citazioni dei diversi campi sono stati calcolati dei fattori correttivi per rendere omogeneo l'indice h.  Per le geoscienze il fattore rispetto alla fisica oscilla tra 0.88 e 0.93, quindi il valore h=22 di Boschi andrebbe abbassato a circa 20.  Notiamo che Boschi nella sua polemica con Parisi chiedeva che proprio che nel giudicare l'impatto delle pubblicazioni fosse tenuta in contro la differenza tra i campi di investigazione. Il risultato non sembra cambiare molto, ma a voler essere più precisi bisognerebbe confrontare l'impatto della sismologia con quello della fisica delle particlelle. Lo studio delle banche dati rivela poi altri dettagli interessanti. Dal CV di Boschi scopriamo che egli è il presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) dal 1982, ben 26 anni. All'epoca Boschi aveva 40 anni e non posso che compiacermi che all'epoca si potessero selezionare dei "giovani" per dirigere gli enti di ricerca. Sempre su ISI scopriamo però che fino al 1981 Boschi aveva pubblicato 52 articoli che hanno ricevuto finora un totale 102 citazioni di cui una sessantina autocitazioni. L'impatto della produzione dell'epoca ara quindi tutto sommato marginale, ma evidentemente sufficiente per nominarlo, sempre nel 1982, membro dell'Accademia dei Lincei e presidente (a vita?) dell'INGV. Nel 1982, Boschi ha però pubblicato due articoli di relativo successo, con 102 e 85 citazioni (niente di minimamente confrontabile con le 2419 citazioni dell'articolo di Maiani). L'impatto delle pubblicazioni di Boschi è andato via via aumentando negli anni, così come il numero dei suoi coautori (uno o due al massimo nei primi anni, parecchi di più nei suoi articoli più recenti, addirittura 19 autori per il suo articolo piu' citato). Insomma il CV di Boschi è sicuramente presentabile, ma ci si chiede se non esistano altri geofisici in Italia o all'estero che possano dirigire l'INGV. Il ricambio è necessario, a prescindere dalla qualità dei presidenti.  Nessuno dovrebbe essere insostituibile. Ma forse Boschi è d'accordo con me, per questo dopo 26 anni voleva cambiare aria e dirigere il CNR.  Un'ultima annotazione sempre dalle banche dati. Boschi per dare credito alle sue affermazioni, ricorda di aver svolto la tesi di Laurea proprio in fisica delle particelle, di aver incontrato Salam e di essersi esaltato alle scoperte di quegli anni. Su ISI non ho però trovato articoli a suo nome in quel campo.

Infine è bene discutere di un ultimo punto e cioé del fatto che si possa screditare un ricercatore sulla base di un articolo poi rivelatosi errato (posto che quanto dice Boschi corrisponda al vero, io non sono competente in quel campo e quindi non mi permetto di dare giudizi in proposito).  Una posizione del genere è comunque insostenbile: molti grandi scienziati hanno commesso degli errori e non per questo sono meno grandi. Einstein è un esempio su tutti, ma si potrebbero citare altri infiniti casi. La scienza non è fatta di verità inossidabili ma di continui tentativi via via affinati da nuovi calcoli e nuovi esperimenti. Gli scienziati come tutti gli esseri umani sbagliano.  Quello che rovina la reputazione di uno scienziato non è certo commettere degli errori, ma casomai la falsificazione dei dati o il plagio. Si tratta di due cose completamente diverse e confonderle non rende un buon servizio al dibattito pubblico sulla scienza.




permalink | inviato da stefanozapperi il 25/2/2008 alle 14:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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